Chic words: un blog non convenzionale sulla high-tech fashion

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Sono sempre stata una grande appassionata di riviste di moda. Sin da quando avevo 13 anni, la domenica mattina consisteva in una immersione nel profumo delle pagine patinate, misto a quello dei campioni dell’ultima essenza di grido. Adoravo perdermi all’interno dei servizi fotografici, ritrovandomi in un istante in una sfarzosa villa vista mare, subito dopo in safari esotico e poi in un centro benessere sulle Alpi Svizzere. Era un piccolo momento di evasione e l’occasione per scoprire dei consigli di bellezza su come migliorare me stessa o il mio stile di vita.

Adesso sfogliare le stesse riviste non mi dà più quel brivido. Forse sarà perché la crisi del settore editoriale ha iniziato a scalfire anche le riviste più popolari, che si sono assottigliate riducendo il numero di servizi fotografici in location esterne e riducendo il numero delle rubriche specializzate. Ma più probabilmente sono cambiata io, senza però che nessuna delle mie amiche di carta mi abbia seguito. Ad ogni modo, come credo molte giovani lettrici simili a me, non mi sento più rispecchiata dall’editoria attuale. Perciò ho deciso creare un progetto editoriale.

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Vorrei dare vita ad un sito che raccontassero la moda in modo nuovo! Basta girotondi di parole, aggettivi, stili, movimenti, griffe e rimandi scenografici presentati in modo gratuito. Vorrei parlare di moda in modo più concreto, in modo simile a come si racconta il design. Parlare degli elementi di moda che sono destinati a durare o almeno, andare a capire se sono destinati a durare. Non della moda intesa come i trend di stagione.
Voglio andare a vedere come nascono le collezioni, gli elementi e tecnologie che rendono un abito speciale, che sta bene addosso e gli accorgimenti che conferiscono qualità ad un abito. Quelle competenze che fanno sì che quando indosso un abito, lo sento che è un bel pezzo, speciale, morbido, fatto con cura!

E quindi voglio andare ad indagare quali sono i tessuti della tradizione, contro questa globalizzazione dilagante, iniziando attorno a me.

Senza dimenticare la dimensione globale del fenomeno, ma selezionando quello che ha senso prendere della globalizzazione, ovvero le nuove tecnologie. Tecnologie che consentono di accedere a risorse a distanza, trasportare le cose locali altrove, però senza perderne il fascino, senza perderne le radici e in modo intelligente.
Svelando a voi quali sono, secondo me, le nuove frontiere della moda, che ancora non non sono state sviluppate appieno, ma di cui ho visto già alcuni esempi moooolto interessanti. Penso alla Polo Tech di Ralph Loren, i costumi di Katy Perry o gli abiti di Cute Circuits.

Vedremo come le tecnologie high-tech vengono utilizzate per creare abiti personalizzabili, trasformabili, che possono cambiare colore forma e funzione. Senza dimenticare che, in questo modo, se l’abito diventa un oggetto tecnologico a tutti gli effetti, avrà una vita diversa: non posso pensare di buttarlo dopo una sola stagione! Anche perché il suo riciclaggio potrebbe diventare un grosso problema!
Il riciclaggio dei tessuti è già un problema, ma nel caso dei tessuti high-tech, così come per i device elettronici la questione è ancora più complicata. E credo che sia giunto il momento di iniziare a porci queste domande. Non certo per rinunciare alla moda – io non potrei vivere senza, e voi? – ma per consentire alla moda di evolvere verso una nuova era, di maggiore fascino perché circondata da un’aura di maggiore consapevolezza!

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AUTHOR: Maddalena Mometti
POSTED: 10th September 2017


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