Indossare la luce

Chic Words | Dreamlux Velo Fabric

Il desiderio di ogni donna, che riemerge vivido all’avvicinarsi di un evento importante è sempre lo stesso: apparire radiosa, emanare un’aura di fascino e bellezza che catturi gli sguardi dei presenti al suo ingresso nella sala. Sarà forse l’effetto della cultura costruita in anni di esposizione ai prodotti della “fabbrica dei sogni”? O alle immagini tratte dalle passerelle della moda e dai fashion magazine?
Ma in fondo non è forse l’essenza stessa della moda, conferire ad un abito la capacità di cambiare il nostro stato d’animo, far dischiudere sulle nostre labbra un sorriso compiaciuto e persino cambiare il colore del nostro incarnato o dei nostri occhi? Alzi la mano chi non si è lasciata trasportare dalla fantasia almeno una volta indossando un vestito speciale o non ha trascinato sorelle e amiche in un’interminabile caccia all’outfit perfetto in preda all’ansia di essere protagonista di una serata (che si sperava poter essere magica).

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Alcuni abiti hanno il potere
di cambiare il nostro stato d’animo


 

Se si pensa al nostro immaginario visivo legato al concetto di “illuminarsi attraverso un outfit” la nostra mente non può che richiamare alla memoria le immagini iconiche di Audrey Hepburn mentre fa colazione davanti a Tiffany, di Marylin mentre canta in compagnia dei suoi migliori amici scintillanti, ma anche di Kate Winslet che incontra Leonardo di Caprio indossando uno strepitoso abito rosso scuro tempestato di lustrini, di cui possiamo persino udire il rumore nella notte nera del Titanic.
Tuttavia, riflettendoci con attenzione, le strategie per illuminare un abito e il nostro incarnato possono essere diverse: nel corso della storia del costume si passa dall’uso di gioielli o di piccoli elementi luccicanti da cucire sugli abiti, alle paillettes, agli abiti in metallo, ai tessuti
cangianti …
Senza andare troppo lontano nel tempo, che dire invece dei colori svolazzanti di Emma Stone che si susseguono in La La Land? Il contrasto con la carnagione diafana della protagonista la rende davvero radiosa e allo stesso tempo ravviva di modernità i look ispirati agli anni ’60.

Perché vi sto raccontando tutto questo? Per introdurre la nuova intervista che ho realizzato alla scoperta delle meraviglie dell’high-tech fashion in cui vi svelerò un nuovo modo di catturare la luce sul vestito che indossate.

In Lombardia, precisamente a Sant’Angelo Lodigiano, si trova una tessitura che nel 2009 ha iniziato a realizzare tessuti in fibra ottica. L’ho scoperta in una delle mie periodiche ricognizioni in internet alla ricerca di materiali innovativi per il settore fashiontech. Le immagini degli accessori ed abiti che è possibile realizzare con i loro tessuti e ricami di luce sono davvero intriganti e così ho deciso subito di contattarli per ospitare un’intervista all’amministratore delegato di Dreamlux il dott. Tommaso Galbersanini sulle pagine digitali di Chic Words.[Nota 1]

Chic Words | Dreamlux Velo Fabric

Nel corso delle mie ricerche avevo già incontrato delle aziende che producono tessuti con fibra ottica, ma le immagini dei campioni di stoffa e degli esempi di abiti e accessori erano caratterizzati da uno studio estetico acerbo, ovvero un uso della luce eccessivo e senza una precisa ricerca di stile. Sono trascorsi diversi anni dagli abiti-manifesto di Paco Rabanne, che utilizzavano la fibra ottica, come simbolo di una ricerca sull’impiego di materiali insoliti per mettere in discussione i rigidi canoni della couture. Tuttavia fino agli anni Duemila questo materiale risultava ancora essere percepito dal pubblico e dal mondo della moda come elemento bizzarro ed estraneo.

I tessuti dell’azienda Dreamlux hanno invece il merito di trattare la luce come un vero e proprio filo sia in fase tessitura, in cui la “fibra di luce” viene inserita e amalgamata a filati più tradizionali, non sono dal punto di vista tecnico ma valutandone a livello visivo la resa cromatica e la resa complessiva sul prodotto finito; sia in fase di confezione stessa armonizzandola nella costruzione complessiva dei capi d’abbigliamento.

Maddalena Mometti: La storia della sua azienda inizia 60 anni fa, come una impresa di tessitura e ricamo di fibre naturali. Come è stato il passaggio da tecnologie tradizionali alla lavorazione della fibra ottica? Cosa ha comportato e come è nata questa idea?
Tommaso Galbersanini: Il compito che ci siamo dati di “tessere la luce” è un progetto di ricerca che risale al 2006 con il nome di Luminex. Si è trasformato successivamente in Dreamlux nel 2014, quando abbiamo iniziato ad investire e creare concretamente una collezione e dei prodotti finiti. La sfida interessante è stata quella di doverci attrezzare con dei macchinari utili alla lavorazione della fibra ottica, o meglio adattare i macchinari settandoli per le nuove caratteristiche di questo filato. Tessere la fibra ottica è un’operazione complessa e lenta. Il telaio deve essere riadattato per non danneggiarla. Va tenuto presente inoltre che l’operazione di tessitura rappresenta solo il 20% del percorso che porta alla creazione del tessuto finale. Una volta che il tessuto è uscito dal telaio, va trattato, cablato, tagliato: una serie di processi che esulano dal mondo tessile, ma che fanno parte invece del mondo elettronico.

Maddalena Mometti: Reperire personale con le competenze richieste da progetti che coinvolgono settori trasversali, come il vostro, è stato difficile?
Tommaso Galbersanini: Devo dire che è stato molto difficile. Nel nostro caso abbiamo deciso di valorizzare il personale che già avevamo nel reparto manifatturiero e formarlo rispetto alle nuove operazioni da eseguire. All’interno del nostro gruppo di lavoro abbiamo un ingegnere elettronico, che gestisce il rapporto con i fornitori per la parte elettronica e lo sviluppo del software.

Chic Words | Dreamlux Organza Fabric

Maddalena Mometti: Quando avete iniziato a proporre il vostro prodotto, ha trovato riscontrato differenze nella risposta da parte del mercato italiano o estero?
Tommaso Galbersanini: La clientela estera è molto più ricettiva: faccio riferimento al mercato del Middle East ma anche del Far East. Tra i Paesi maggiormente propensi ad accogliere le novità nel settore fashiontech ci sono Vietnam e Cina. L’Italia è il Paese che presenta le maggiori resistente a livello di accettazione culturale. Nel mondo del design sono più aperti rispetto al settore moda. Ho riscontrato che i player della fashion industry hanno delle difficoltà a digerire queste novità e immaginarle all’interno dei loro prodotti, come ad esempio una scarpa o una borsa. Una delle nostre strategie è quella di affiancarci a dei campionaristi che realizzano per noi un modello finito, da presentare alle aziende di moda da mostrare delle applicazioni concrete.

Maddalena Mometti: E per quanto riguarda il riscontro da parte degli opinion leader del mondo fashion? O l’accoglienza dei vostri prodotti nelle fiere e negli eventi di settore? Ci sono delle differenze tra il panorama italiano ed estero?
Tommaso Galbersanini: L’high-tech fa sempre molto rumore. In fiera siamo sempre presenti e ci danno molta visibilità. La differenza che noto maggiormente è nell’accettazione delle innovazioni tra il mondo reale e gli eventi fashion. Nel mondo reale le novità che si vedono per la moda sono nuovi disegni e nuove proposte estetiche, ma realizzate con tecniche note. Ci sono state delle innovazioni nelle tecniche di stampa, nella termoformatura e termosaldatura per la confezione, ma un prodotto finito davvero innovativo non l’ho ancora visto. Però lo spazio per inserirsi c’è e i dati lo confermano. Idtechex [Nota 2] ad esempio organizza eventi dedicati al wearable design e l’interesse sta crescendo, soprattutto per la realizzazione di bracciali e smart watch. La maggior parte delle richieste per i nostri prodotti, proviene ancora per lo più dal settore arredo/design, e in seconda posizione dall’automotive e dall’entertaiment. Ma i settori si stanno via via moltiplicando. Nel settore moda serve qualche opinion leader che lanci il fashiontech.

Chic Words | Dreamlux Embroidery

Maddalena Mometti: Ho letto che avete già lavorato con diversi stilisti famosi, però! Vuole raccontarmi qualche collaborazione?
Tommaso Galbersanini: Il progetto che ha fatto il giro del mondo è l’abito realizzato insieme a Zac Posen per il Met Gala del 2016, che è stato riportato sul New York Times e durante il David Letterman Show. [Nota 3] Abbiamo riscosso una grande attenzione. Dopo un mese dall’evento i telefoni erano caldi: tantissime persone volevano acquistare l’abito indossato da Claire Danes, anche dei privati per usarlo come abito da cerimonia. E passare alla creazione di un abito da sera o per un’occasione speciale il passo è breve. Abbiamo realizzato inoltre progetti con molti altri stilisti da Armani a Versace.

Maddalena Mometti: Parliamo di indossabilità.
Tommaso Galbersanini: I nostri abiti in media richiedono l’impiego di 1 o 2 batterie che nell’insieme non pesano molto. Il tessuto poi è molto morbido: 120 gr/m. Gli abiti che utilizzano i nostri tessuti sono davvero indossabili. Certo un abito come quello di Zac Posen non si usa per tutti i giorni, ma per una cerimonia o un matrimonio è assolutamente portabile.

Maddalena Mometti: I vostri abiti richiedono cure particolari nel lavaggio o nel mantenimento?
Tommaso Galbersanini: Il mantenimento come per tutti i tessuti pregiati in seta, prevede che l’abito venga mantenuto sulla gruccia e sia lavato a mano o a secco. Non è possibile fare una piega secca. Le batterie sono invece ricaricabili con un attacco micro USB e in due ore sono pronte.

Maddalena Mometti: Ho visto che avete una cartella colori molto vasta. Da cosa è dato il colore?
Tommaso Galbersanini: Il nostro catalogo è molto ricco non solo per la cartella colori Abbiamo una vasta cartella tessuti. Possiamo offrire ai nostri clienti oltre 20 tessuti luminosi diversi per struttura, peso e armatura tra cui scegliere. Ogni tessuto ha la sua gamma colori
che è data dal filato: nero, grigio, rosso o blu (trama e ordito), poi ci abbiniamo la luce (data dal colore del LED). La resa cromatica finale è dovuta all’interazione tra il tessuto e la luce.

Chic Words | Dreamlux Fluid Fabric

Maddalena Mometti: È possibile realizzare sulla superficie dei tessuti dei pattern che cambiano nel tempo?
Tommaso Galbersanini: Sì, certo. Siamo in grado di realizzare dei pattern luminosi in determinate zone del capo che si attivano con temporizzazioni diverse, grazie all’uso di un microprocessore che gestisce i LED. Possiamo inoltre creare degli effetti molto particolari sfruttando la diversificazione delle stampe e la scelta su come e dove posizionare la fibra ottica.

Maddalena Mometti: Come nasce la collaborazione con uno stilista?
Tommaso Galbersanini: Tutto parte dall’intuizione di uno stilista, che ci contatta. Segue una fase in cui noi effettuiamo una verifica di fattibilità e realizziamo un modello di studio, che viene messo a punto insieme. Infine lo stilista ci invia il cartamodello e si procede con la produzione.

Maddalena Mometti: Quanto tempo passa dalla fase di concept alla messa in produzione?
Tommaso Galbersanini: Dai 30 ai 60 giorni.

Maddalena Mometti: Secondo voi quale è la prossima sfida che si pone per il settore high-tech fashion?
Tommaso Galbersanini: Si parla spesso di connettività ma il punto di svolta sarà trovare le funzionalità corrette per dare un senso nella vita reale agli accessori connessi. Inoltre molte potenzialità si aprono nella ricerca sui materiali e sul software.

 
 
NOTE
[1] Intervista al dott. Tommaso Galbersanini, amministratore delegato dell’azienda Dreamlux, realizzata da Maddalena Mometti in data 16 luglio 2018
[2] Idtechex è una società di ricerca e consulenza che realizza ricerche di mercato, business intelligence ed eventi sulle tecnologie emergenti. Sito web officiale di Idtechex: http://idtechex.com.
[3] Il Met Gala è uno degli eventi mondani più importanti negli Stati Uniti, secondo per notorietà solo alla notte degli Oscar. È conosciuto anche con il nome di Met Ball o Costume Institute Gala si costituisce come un party celebrativo della moda e come vernissage dell’annuale mostra dedicata al settore moda dal Metropolitan Museum of Art di New York, soprannominato “The Met”. Il party serve inoltre a raccogliere fondi per il museo stesso.

 
 
IMMAGINI
Le immagini sono pubblicate per gentile concessione di Dreamlux e sono tutti tessuti e ricami prodotti dall’azienda stessa.
A partire da sopra:
[foto 1] Particolare tessuto Velo
[foto 2] Particolare tessuto Velo
[foto 3] Particolare tessuto Organza
[foto 4] Ricamo in fibra ottica, realizzato dall’azienda Dreamlux
[foto 5] Particolare tessuto Fluid

 
 



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